13 Ottobre 2024

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Mafia, Dna: "Costante vitalità. Al Sud centro decisionale"

 rapporto dna 2015
Un momento della presentazione della relazione annuale della Dna

L’organizzazione mafiosa Cosa Nostra – nonostante sia stata fortemente colpita da indagini e arresti da parte delle forze dell’ordine – anche nel 2014 ha continuato a dimostrare una “costante vitalità” nelle varie parti del territorio siciliano nelle quali è presente, a cominciare dal Distretto di Palermo.

Lo afferma la relazione della Direzione nazionale antimafia presentata oggi dal presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi e dal procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti. Lo studio sottolinea come “tale analisi non coincide con indicazioni, anche autorevoli, di altri osservatori del fenomeno mafioso che teorizzano una sorta di “balcanizzazione” dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra e un suo inarrestabile declino”.

“Deve peraltro confermarsi – scrive la Dna – che la città di Palermo è e rimane il luogo in cui l’organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche da essa adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attività di repressione continuamente svolta dall’autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria”.

Allo stato gli investigatori registrano una cooperazione di tipo orizzontale tra le famiglie mafiose della città di Palermo, “volta a garantire la continuità della vita dell’organizzazione ed i suoi affari. Tra questi in particolare devono segnalarsi un rinnovato interesse per il traffico di stupefacenti e per la gestione dei “giochi” sia di natura legale che illegale”.

 rapporto dna 2015
Il procuratore nazionale della Dna Franco Roberti (Ansa/Fusco)

“In tal modo l’organizzazione mafiosa nel suo complesso sembra, in sintesi, aver attraversato e superato, sia pure non senza conseguenze sulla sua operatività, il difficile momento storico dovuto alla fruttuosa opera di contrasto dello Stato ed aver recuperato un suo equilibrio”, conclude la Dna. Tra i latitanti “eccellenti” di mafia – scrive inoltre la Direzione nazionale Antimafia – ancora si sottrae alla cattura Matteo Messina Denaro, capo indiscusso di alcune famiglie mafiose.

“Il suo arresto non può che costituire una priorità assoluta ritenendosi che, nella situazione di difficoltà in cui si trova Cosa Nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire un danno enorme per l’organizzazione”.

“Bisogna tornare a chiedersi – scrive la Dna – se il legislatore non debba approntare, per le ipotesi accertate di reiterazione nel delitto di cui all’art. 416 bis c.p., un meccanismo sanzionatorio particolarmente rigoroso per escludere per un non breve periodo di tempo dal circuito criminale quegli appartenenti all’organizzazione mafiosa che dopo una prima condanna, tornino a delinquere reiterando in tal modo la capacità criminale propria e dell’organizzazione.

Quantomeno, nella contestazione dei delitti per soggetti che rispondono a tali caratteristiche deve auspicarsi un maggiore ricorso alla richiesta ed all’adozione nella sentenza dell’affermazione di delinquente abituale ai sensi dell’art. 109 del codice penale”.

Il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi alla presentazione della relazione 2014 della Dna ha detto:”La lotta alla corruzione è anche lotta alla mafia. Noi paghiamo il prezzo di un sistema che si è rilassato, basta pensare alla prescrizione”.

“Le leggi sul falso in bilancio e l’abolizione di alcuni reati – ha spiegato Bindi – hanno un nome e cognome; io mi sono sempre opposta a questi tipi di provvedimenti. “C’è un giudizio sommario sugli ultimi 20 anni che io non accetto.

Chi oggi si batte per modificare norme su prescrizione o falso in bilancio sono alcune persone e forze politiche”. E tuttavia per Bindi la sensibilità su questi temi “va aumentando. Le iniziative del Governo non sono perfette ma il tempo è favorevole” per intervenire su una serie di aspetti.

Relazioni, il tradimento della donna? E' nel Dna. Colpa di un gene

Tradimento marito moglie tradire infedeltàLa donna è più predisposta al tradimento rispetto all’uomo a causa di un gene che alcuni ricercatori australiani dell’Università del Queensland, in Australia, hanno scoperto dopo alcuni anni di ricerca.

Il gene, che non sarebbe presente negli uomini, è scientificamente definito “AVPR1a” e sarebbe ereditato da madre in figlia. Il tradimento in rosa, secondo lo studio, risiede dunque nel Dna della donna.

Al contrario dell’uomo, la donna che tradisce non viene spinta unicamente dall’attrazione fisica, ma soprattutto da un fattore cerebrale che diventa determinante per far scattare la molla “dell’infedeltà”.

Il gene “AVPR1a” può stimolare il gentil sesso al punto da indurlo a cadere tra le braccia (e nel letto) di un altro uomo senza tanti scrupoli o rimorsi di coscienza, quasi come se si trattasse di uno stato ipnotico.

Lo studio australiano è stato condotto su un campione di oltre 7mila persone firlandesi di sesso femminile e avrebbe accertato come il gene sia tramandato da madre in figlia.

tradimentoDopo una serie di interviste, gli studiosi hanno potuto constatare come la maggior parte delle donne “esaminate” abbia confessato di aver tradito il proprio partner almeno una volta, a dimostrazione di come l’“AVPR1a” sia un fattore importante di condizionamento.

Alcuni osservatori in passato hanno rilevato come il tradimento da parte di entrambi i sessi non debba essere per forza fisico: è infatti il solo desiderio che fa della donna o dell’uomo un “infedele”. Basta desiderare per consumare il tradimento? Certo, non è la stessa cosa di trovare la propria donna a letto con un altro ma è comunque una forma carsica di “infedeltà”.

Non a caso è riportato nei Dieci comandamenti: “Non desiderare la donna d’altri”. Un testo a cui si potrebbe tranquillamente aggiungere “l’uomo”. A quanto sembra, e gli studi lo confermerebbero, uno dei comandamenti più violati in assoluto con la donna che sarebbe maggiormente predisposta a cambiare partner (e stanza da letto).

Il sesso fa bene. Ecco perché in 8 punti

orgasmo fa bene al cervello Il sesso fa bene

Germana Carillo per NextMe.it

Il sesso fa bene, altro che farmaci per l’eterna giovinezza! Per chi ancora non lo avesse capito, avere con una certa frequenza dei sani rapporti sessuali giova, per la stragrande maggioranza dei casi, alla mente e al corpo. E ora anche scienza conferma, snocciolando gli 8 effetti del sesso sul cervello.

Con buona pace di sudoku, cruciverba e simili, il vero allenamento per il cervello è l’orgasmo: l’apice del piacere di maschietto e femminuccia mantiene attiva la sfera cerebrale, allevia il dolore, migliore l’umore e un altro gruzzoletto di bella roba.

In occasione dell’imminente festa degli innamorati, il Time ha ripreso varie ricerche effettuate negli States e ha elencato 8 validi motivi per cui non bisognerebbe mai smettere di fare l’amore.

1. Il sesso è come una droga – La sua azione è infatti simile a quella della cocaina o del cioccolato: il rilascio di dopamine, neurotrasmettitori stimolati anche dalle droghe, innesca il cosiddetto “effetto ricompensa”. E il risultato è paradisiaco…

2. Il sesso è un antidepressivo – Alcune sostanze contenute nel liquido seminale, come estrogeni e prostaglandine, avrebbero proprietà antidepressive. Secondo una ricerca dell’Università americana di Albany, le donne che hanno rapporti stabili e che praticano sesso senza preservativo, soffrono molto meno di sintomi depressivi rispetto alle donne con rapporti casuali, “mediati” dal condom.

3. Il sesso è un antidolorifico – Niente scuse di mal di testa: fare sesso può anzi alleviare il dolore. Sul totale di un campione preso in un esperimento tedesco, il 60% soffriva di emicrania, mentre il 30% di cefalea a grappolo: fare sesso durante un attacco di mal di testa era benefico nella maggior parte dei casi, alleviando o addirittura eliminando il dolore.

4. Il sesso calma – Molti studi dimostrano come spesso, dopo aver fatto sesso, si riesca reagire in maniera efficace a situazioni di forte tensione e stress emotivo, come ad esempio parlare in pubblico.

5. Il sesso migliora la memoria – Alcuni esperimenti dimostrerebbero che, con rapporti regolari, c’è una crescita maggiore di neuroni nell’ippocampo, responsabili del buon funzionamento della memoria.

6. Il sesso ha un’azione soporifera – Un autentico “effetto torpore” (per i maschietti!) che, secondo i ricercatori, è da collegare alle conseguenze dell’eiaculazione sulla corteccia prefrontale, che, dopo l’orgasmo, sembra proprio assopirsi. Inoltre il rilascio di ossitocina e serotonina concorre al classico “crollo” post sesso.

7. MA C’E’ UN MA… – Tra gli studi analizzati dal Time, alcuni dimostrano alcuni effetti non esattamente positivi. Ogni anno, quasi 7 persone su 100mila subiscono la cosiddetta “amnesia globale transitoria”: una improvvisa e temporanea perdita dei ricordi. Sono diverse le condizioni che provocano questa amnesia, come lo stress, gli stati di dolore, le lesioni minori alla testa, tuffi nell’acqua bollente o ghiacciata: fra questi vi sono anche i rapporti particolarmente intensi.

8. … e può deprimere – Così come allontana la depressione, il sesso può anche avere l’effetto opposto ugualmente grazie al rilascio di dopamine. La “disforia post-coitale” è un effetto che agisce per lo più su noi femminucce: un senso di tristezza appena dopo il rapporto. Qualcuna lo tiene presente?

Isis ‘Ndrangheta, politica silente. Dieni (M5S): “Ipotesi inquietante”

Miliziani dell'Isis - Isis 'ndranghetaL’allarme su una possibile “alleanza” Isis ‘Ndrangheta lanciato dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho ha lasciato per lo più indifferente la politica italiana che “conta”.

Domenica il premier Matteo Renzi si è limitato a rassicurare sul fatto che l’emergenza del terrorismo islamico è trattata da media come “una esagerazione”, ma al tempo stesso ha affermato di essere “pronto” a schierare le truppe qualora dalle minacce si passasse a qualcosa di più serio e preoccupante. “Non siamo la Cia, ma la nostra intelligence in Libia è la numero uno”, ha detto. Sarà.

In attesa che la Dda di Reggio Calabria indaghi a tutto campo o ci riveli qualcosa in più “Site“, il portale che monitora il terrorismo jihadista nel mondo, per adesso si registra l’intervento della parlamentare del M5S, Federica Dieni che in una nota afferma:

“Ancora una volta, guardando al rischio terrorismo connesso all’Isis, pensiamo che il nostro punto debole sia all’esterno quando invece è al nostro interno ed ha il solito nome: ‘Ndrangheta”.

“Molti – sostiene la deputata reggina – guardano ai barconi di immigrati pensando che questi siano pieni di gente pronta a farsi saltare in aria. La realtà è che l’Isis non entra attraverso questi canali, ma cerca di combattere la battaglia della propaganda per il reclutamento”.

Federica Dieni Isis 'Ndrangheta
Federica Dieni alla Camera dei Deputati

“Trovo però inquietante l’ipotesi che a questo tipo di attività il Califfato possa affiancare una sorta di joint venture con organizzazioni criminali come la ‘Ndrangheta e utilizzare il mercato della droga e delle armi come terreno di scambio per costituire una piattaforma logistica che gli consenta l’insediamento sul nostro territorio”.

“Presenterò per questo un’interrogazione al Governo per chiedere se siano ipotizzabili, allo stato, dei contatti tra organizzazioni mafiose e organizzazioni terroristiche di matrice islamica. Oggi, con questa prospettiva, lo Stato e la società civile ha un motivo in più, oltre agli innumerevoli già noti, per contrastare la ‘Ndrangheta”, ha concluso Federica Dieni.

Eternit, tutto prescritto. "No ai risarcimenti dei parenti delle vittime"

Stephan Schmidheiny, il miliardario svizzero accusato di omicidio per le morti d'amianto e poi prescritto dalla legge italiana Eternit
Stephan Schmidheiny, il miliardario svizzero non dovrà sborsare un euro di risarcimento le morti d’amianto

I morti di eternit non solo non hanno ottenuto giustizia ma i parenti sono stati anche beffati. “Nessun risarcimento”, dice la Suprema Corte di Cassazione.

Il processo torinese per le morti da amianto era prescritto prima ancora del rinvio a giudizio dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, depositate oggi, del verdetto di prescrizione che lo scorso 19 novembre ha, tra l’altro, annullato i risarcimenti alle vittime.

“Il Tribunale – scrive la Cassazione – ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato, la Corte di Appello ha inopinatamente aggiunto all’evento costitutivo del disastro eventi rispetto ad esso estranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e delle morti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e di omicidio”.

Ad avviso della Suprema Corte l’imputazione di disastro a carico dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny non era la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio dal momento che la condanna massima sarebbe troppo bassa, per chi miete morti e malati, perché punita con 12 anni di reclusione. Lo scrivono i supremi giudici nel verdetto Eternit.

In pratica “colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage” verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è “insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso”, aggiunge la Cassazione.

Secondo i giudici “a far data dall’agosto dell’anno 1993” era ormai acclarato l’effetto nocivo delle polveri di amianto la cui lavorazione, in quell’anno, era stata “definitivamente inibita, con comando agli Enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti”.

“E da tale data – prosegue il verdetto – a quella del rinvio a giudizio (2009) e della sentenza di primo grado (13 febbraio 2012) sono passati ben oltre i 15 anni previsti” per “la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005”.

“Per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di I grado”, cadono “tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni”. L’imprenditore e miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, non dovrà risarcire i parenti delle vittime, morti per l’eternit killer.

Sclerosi multipla, al via nuova raccolta fondi. Sms solidale al 45599

Sclerosi multiplaParte oggi e prosegue sino al prossimo 15 marzo, una “Raccolta fondi con un SMS solidale” al 45599, per sostenere la ricerca sulla sclerosi multipla.

Si possono donare 2 euro da cellulare personale TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobile, e Coopvoce e con ogni chiamata allo stesso numero da rete fissa Vodafone e Teletu., oppure 2 o 5 euro chiamando lo stesso numero da telefono di rete fissa Telecom Italia , Infostrada e Fastweb.

L”Sms solidale 45599 è legato all’evento “la Gardenia di Aism” che si terrà in oltre 4.000 piazze italiane, in occasione della Festa della Donna, sabato 7 e domenica 8 marzo.

La sclerosi multipla è una grave malattia cronica del sistema nervoso centrale progressivamente invalidante, per la quale ancora oggi non esiste cura definitiva.

E’ una delle più frequenti cause di disabilità nelle persone giovani. Colpisce soprattutto le donne con una prevalenza di due volte superiore agli uomini.

I fondi raccolti andranno a sostenere importanti progetti che riguardano la ricerca sulle forme progressive di sclerosi multipla e in particolare studi che permettono di trovare nuovi bersagli terapeutici, nuovi trattamenti farmacologici e riabilitativi e nuove misure di avanzamento della malattia.

Stretta sui paradisi fiscali, via il segreto bancario. Storica firma tra Italia e Svizzera

La storica forma tra Italia e Svizzera paradisi fiscali segreto bancarioAddio al segreto bancario nei paradisi fiscali. Italia e Svizzera hanno firmato l’accordo in materia fiscale. L’intesa, che viene definita “storica” del Ministero, è stata siglata nella prefettura di Milano dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e la consigliera federale elvetica Eveline Widmer-Schlumpf.

Un passo verso “l’eliminazione dei paradisi fiscali”, ha detto il ministro nel corso della conferenza stampa a margine della firma, preannunciando che giovedì verrà stretto un accordo analogo anche con il Liechtenstein.

Il protocollo prevede lo scambio di informazioni tra i due paesi, passaggio che sarà automatico dal 2017, e che permette alla di uscire dalla “black list” dei paradisi fiscali. Il testo, che passa ora alla ratifica dei parlamenti, è frutto “di un lavoro durato molto tempo, difficile e complesso”, ha detto Padoan. Le parti hanno anche definito un accordo politico che fissa la road map per portare avanti “i negoziati sul trattamento dei transfrontalieri e la questione di Campione d’Italia”.


Il Protocollo prevede “lo scambio di informazioni su richiesta ai fini fiscali secondo lo standard Ocse” e “pone fine al segreto bancario”, si legge in una nota del Mef. Una volta ratificato “le autorità fiscali italiane potranno richiedere alla Svizzera informazioni”, su tutti gli eventi a partire dalla data della firma, cioè oggi.

Le autorità italiane potranno “immediatamente individuare “potenziali evasori” in terra svizzera e questi, fino a settembre 2015, potranno “sanare le irregolarità pagando integralmente le imposte dovute, come prevede la legge sulla voluntary disclosure, e usufruendo di un regime sanzionatorio più conveniente e di termini di prescrizione dell’accertamento più favorevoli”.

La Svizzera entra così nelle “white lists italiane e uscirà dalle black lists basate esclusivamente sull’assenza dello scambio di informazioni”. Lo scambio, basato sul nuovo standard Ocse, “sarà automatico a partire dal 2018, con riferimento all’annualità 2017”. I “conti finanziari oggetto di comunicazione automatica all’Agenzia delle Entrate sono quelli di custodia, di deposito e i contratti di assicurazione con contenuto finanziario”.

“La road map – prosegue il ministero – delinea il percorso per la revisione dell’accordo sui frontalieri. L’accordo oggi in vigore, firmato nel 1974, riguarda solo i frontalieri italiani e prevede la tassazione esclusiva in Svizzera con il ristorno del 40% dei gettito ai Comuni italiani della zona di confine.

Il nuovo accordo – precisa ancora il ministero – è impostato su basi assolutamente innovative. Viene innanzitutto prevista la reciprocità: anche i frontalieri svizzeri che lavorano in Italia saranno compresi nell’accordo. I lavoratori frontalieri saranno assoggettati ad imposizione sia nello Stato in cui esercitano l’attività, sia nello Stato di residenza.

La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonterà al massimo al 70% del totale dell’imposta normalmente prelevabile alla fonte. Il Paese di residenza dei lavoratori applicherà l’imposta sul reddito delle persone fisiche tenendo conto delle imposte già prelevate nell’altro Stato ed eliminando l’eventuale doppia imposizione.

Il carico fiscale totale dei frontalieri italiani rimarrà inizialmente invariato e successivamente, con molta gradualità, sarà portato al livello di quello degli altri contribuenti. Non vi sarà più alcuna compensazione finanziaria tra i due Stati.

Il ristorno ai Comuni frontalieri italiani sarà a carico dello Stato, sulla base del principio di invarianza delle risorse. Nella road map Italia e Svizzera si impegnano anche ad individuare le migliori soluzioni pratiche per Campione d’Italia, exclave italiana circondata dal territorio svizzero.

L’obiettivo è di garantire alle imprese e ai cittadini di Campione d’Italia il corretto funzionamento delle attuali regole nazionali ed internazionali sulla fiscalità indiretta. Fino ad oggi la mancanza di disposizioni concordate tra i due Paesi ha creato criticità alle autorità preposte ai controlli ed anche ai cittadini e alle imprese.

La road map prevede la negoziazione in tempi più lunghi di un ampio accordo, non solo fiscale, che regolamenti e semplifichi i rapporti tra i due Stati relativamente al Comune di Campione d’Italia”.

Isis, Renzi: "E' una minaccia seria, ma siamo pronti a combatterla"

Matteo Renzi ospite da Lucia Annunziata Isis Renzi
Matteo Renzi ospite di Lucia Annunziata a “In Mezzora” (LaPresse)

La minaccia dell’Isis “è potenziale è forte”, per questo “siamo pronti” a combatterla.  E’ quanto ha detto il premier Matteo Renzi intervistato da Lucia Annunziata a “In Mezzora”, programma di approfondimento domenicale su Rai 3.

“La minaccia terroristica – ha spiegato il premier – non arriva da chi arriva con i barconi, semmai sfrutta per fare soldi l’invio di barconi. Il contrabbando di stupefacenti e tanti tipi di reati sono gestiti da criminali in rapporto con le fazioni più estremiste. Dobbiamo intervenire anche su questo perché la minaccia potenziale è forte. Ma comunque siamo pronti” a combatterla, come aveva detto già il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

“L’Italia – sottolinea Renzi – ha un servizio di intelligence che non è come la Cia, ma in Libia siamo i numeri uno. Noi conosciamo come stanno le cose in Libia, voglio dare segnale di tranquillità all’ Italia. Conosciamo come stanno le cose e siamo in grado di intervenire nel Paese”.

“Il tema Isis è molto delicato e serio”, ma “no alla esagerazione. Non siamo sotto attacco ma non possiamo sottovalutare niente. Occorre buon senso e fermezza. Dobbiamo avere la capacità di spiegare nel merito quello che accade veramente”.

E ancora: “Non potendo ucciderci, vogliono farci vivere come dicono loro. Una parte degli italiani vedono le immagini dell’Isis e si spaventano. È tuttavia un tema che voglio prendere in tutta la sua serietà perché voglio che la comunità internazionale si renda conto che quella del Mediterraneo è un’area strategica per i prossimi trent’anni. Niente fughe in avanti, nel merito bisogna avere la possibilità e la capacità di dire come stanno le cose.

“Il terrorista che si fa saltare in aria a Parigi – secondo Renzi – è un terrorista che è nato, cresciuto e che ha studiato in Francia. Se salta il Mediterraneo è un problema per l’Europa e per tutti” . Il premier ha detto anche di voler dare un messaggio alla comunità internazionale sul tema Isis, di “non preoccuparsi solo” delle crisi “in Siria e Ucraina”.

Per quanto riguarda i flussi migratori il capo del governo ha affermato che in Italia “non arriverà mezzo milione di persone dalla Libia perché interverremo prima in modo diverso. È già accaduto uno sbarco pazzesco di persone: 170 mila. Un livello enorme, che ha battuto tutti i record. Non è accettabile”.

Ragione per cui “abbiamo detto all’Europa non deve fare lo struzzo con la testa sotto la sabbia. È un valore che un bambino sia salvato dalle acque: a chi dice lasciamoli affogare rispondo che non mi dimetterò mai dalla dimensione di uomo”.

Altro tema d’attualità è il conflitto in Ucraina. “Putin – attacca il premier – è responsabile di aver violato l’integrità dell’Ucraina. Io sto provando di far passere un messaggio: se la Russia torna al tavolo della comunità internazionale saremmo tutti più tranquilli”, anche per affrontare “insieme la minaccia Isis”, ma “per andare al tavolo è chiaro che Putin deve uscire dall’Ucraina”.

‘Ndrangheta Isis. Ecco come entreranno i terroristi in Italia. Allerta tra 007 e Procure

Isis 'Ndrangheta
Il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho

‘Ndrangheta Isis, uniti nel business criminale? L’interrogativo, posto da SecondoPianoNews.Com a settembre 2014 rivolto ai magistrati in trincea contro la mafia, ottiene risposta affermativa dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho.

In un intervento all’università Mediterranea di Reggio Calabria, sede di una convention su intelligence e sicurezza, il procuratore ha lanciato l’allarme sulle strette relazioni tra terrorismo islamico e i clan della più potente organizzazione criminale del mondo.

All’indomani della visita in Egitto del sottosegretario all’Intelligence Marco Minniti, presente a Reggio Calabria insieme allo stato maggiore delle procure calabresi,  De Raho ha parlato dell’inedita alleanza tra gli eredi di Osama bin Laden  e la ‘Ndrangheta.

“Le ‘ndrine – ha detto il magistrato – possono fornire ai terroristi dell’Isis basi logistiche in Calabria in cambio di droga o altro”.

Isis 'NdranghetaIn sostanza, le cosche potrebbero prima fornire ai tagliagole “adeguata copertura” negli sbarchi di terroristi infiltrati tra i migranti; poi potrebbero essere “riparati” in zone franche come “aziende agricole” del reggino (e non solo) in larga parte sotto il totale controllo del crimine organizzato.

Ai miliziani dell’Is potrebbe essere garantita, oltre alla copertura “logistica” anche la fornitura di mezzi e documenti falsi per muoversi in tutta autonomia nel paese e in Europa.

“La provincia ionica calabrese – ha spiegato De Raho – è l’accesso del flusso di migranti. Il lavoro dell’intelligence in una situazione di sovrapposizione criminale è particolarmente importante.

Anzi è lo strumento necessario per poter contrastare efficacemente la criminalità sia mafiosa che terroristica. La ‘ndrangheta può fornire ospitalità ai terroristi in aziende agricole in cambio di droga”.

Sulle recenti minacce all’Italia è stato detto che il “pericolo non va sottovalutato”. Quanto alla Calabria, terra di frontiera con i paesi rivieraschi in mano allo Stato islamico, De Raho afferma che “non ci saranno attentati terroristici in un territorio controllato dalle ‘ndrine”.

Organizzazioni che per gestire gli affari malavitosi “vuole silenzio” e non clamore mediatico, ma “nel caso si dovesse realmente creare una simile “commistione” sarebbe realmente una “bomba atomica” per l’intero territorio”.

Isis 'NdranghetaGià nel 2012, la Direzione Nazionale Antimafia (DNA), presieduta allora dall’attuale seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, a proposito della “grande alleanza” tra ‘Ndrangheta e terroristi islamici nella sua relazione annuale scriveva che “[…] la scoperta di nuove aree di incidenza del crimine organizzato o alla evoluzione di taluni gruppi criminali verso modelli organizzativi più sofisticati, maggiormente in grado di mimetizzarsi nell’economia legale e di relazionarsi, con metodo “persuasivo” e non più solo violento, ai pubblici poteri.

La più interessante e, al contempo, più allarmante fra le nuove emergenze registrate concerne, peraltro, l’intreccio fra la materia della migrazione illegale e quella del terrorismo internazionale di matrice fondamentalista islamica […]”.

Il procuratore, sollecitato domenica sulle possibili relazioni’Ndrangheta Isis, ha ribadito che l’ipotesi di una commistione tra terroristi e boss calabresi  è una strada da percorrere. “Una ipotesi su cui vale la pena lavorare e su cui tenere un’attenzione molto alta”, perché spiega, “la ‘ndrangheta è un’organizzazione criminale che si muove per finalità di profitto, quindi ovunque c’e’ un profitto, un interesse”.

D’altro canto, si chiede Cafiero de Raho, “per l’importazione delle armi con chi ha rapporti se non con determinati ambienti che sono vicini al terrorismo o che sono vicini alle guerre che si sono sviluppate negli ultimi anni in alcuni Paesi?”.

mappa della ndrangheta (1)Le cosche, attraverso il Califfato dell’Isis “riuscirebbero anche ad avere droga, soprattutto eroina. La ‘ndrangheta è protagonista nell’importazione di cocaina dai Paesi sudamericani ed è protagonista anche per l’eroina ma non attraverso lo stesso canale ma da quelli che provengono da Turchia, Iraq, Nigeria, vari paesi che consentono queste importazioni. Pensare ad uno scambio armi e droga con appoggi logistici penso sia una ipotesi da percorrere su cui vale la pena lavorare”.

mappa della ndrangheta (4)La Direzione distrettuale antimafia – prosegue De Raho – ha alcune inchieste in corso, “fondate sul monitoraggio internet, per verificare, con la polizia postale, se persone, soprattutto extracomunitari, che provengono dalle aree più calde e che risiedono nel territorio reggino possano avere rapporti con esponenti dell’Isis o comunque con quel mondo vicino al terrorismo o con persone che si sono addestrate in quei territori. Abbiamo indizi di vicinanza ma non intraneità al terrorismo”, ha detto il magistrato.

“Si tratta di persone giunte in vari modi nel reggino, molti dotati di permesso di soggiorno e alcuni già colpiti da provvedimento di espulsione del Ministero dell’Interno. “Alcuni – ha spiegato de Raho – dimostrano di condividere in pieno quella propaganda, addirittura quelle modalità operative, ma non ci risulta che siano già dentro l’area del terrorismo”.

ISIS-rebels-marching-in-syria“Il discorso che stiamo attenzionando – dice ancora il procuratore – è quello sul monitoraggio di determinati personaggi che attraverso internet, con ingressi in facebook od altri social, possano essere indirettamente o direttamente ricondotti a soggetti che sono inseriti in aree vicine all’Isis o che addirittura si sono addestrati con loro o che fanno propaganda di quel tipo. Il campo di indagine è molto ampio sotto questo profilo”.

Attenzione viene posta dalla Dda reggina anche sui flussi migratori per verificare “la possibilità che attraverso immigrazioni di massa come quelle dell’ultimo anno possano esserci anche terroristi o che, e questo avviene soprattutto sulle coste libiche, organizzazioni, anche con l’appoggio di militari, finiscano per governare un flusso migratorio di questo tipo”.

Isis mappaAl riguardo, Cafiero de Raho ha sottolineato l’esigenza che l’identificazione dei migranti avvenga appena arrivati. “I numeri – ha sottolineato il magistrato – sono molto elevati tanto che non è possibile una identificazione sul luogo di approdo”.

E proprio “per evitare che possano entrare sul territorio persone non identificate, stiamo spingendo affinché le identificazioni vengano fatte immediatamente, per cui, ogni volta che c’è uno sbarco sulle coste del reggino, le forze dell’ordine siano in numero sufficiente per poter provvedere a tutte le attività di identificazione, quanto meno per impronte e foto-segnalamento. Su questo stiamo mettendo a punto, con il Prefetto e le Forze dell’Ordine, un protocollo per potere avere, appunto, certezza dell’identificazione”, ha concluso il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria.

Addio a Luca Ronconi, un grande regista e maestro di vita

Il regista Luca Ronconi
Il regista Luca Ronconi

Addio a Luca Ronconi. Il regista è morto sabato sera al Policlinico di Milano dove era ricoverato da alcuni giorni. Nato l’8 marzo 1933 avrebbe compiuto fra pochi giorni 82 anni. Il mondo del teatro perde uno dei suoi più grandi protagonisti contemporanei.

Dal Piccolo teatro di Milano fanno sapere che domani, con le persone che gli sono più vicine, saranno concordati i modi più giusti per onorarlo. Luca Ronconi da tempo aveva problemi di salute e da alcuni giorni era in ospedale per complicazioni probabilmente legate al virus influenzale.

Cordoglio per la scomparsa di Ronconi arrivano da tutte le parti del mondo. Il Teatto alla Scala di Milano domani esporrà la bandiera a mezz’asta e un po’ in tutto il paese, nei luoghi calcati dal grande regista, vi saranno omaggi per ricordarlo.

“Sono qua in ospedale, stasera non me la sento proprio di fare dichiarazioni, trentaquattro anni di lavoro insieme, ora c’è da affrontare la morte, poi si vedrà”. Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, è profondamente sconvolto dalla morte dell’amico e regista. Troppo presto, dice, anche per parlare di funerali e manifestazioni. “Di sicuro gli attori domani all’inizio della recita lo ricorderanno – anticipa – poi vedremo. È ovvio che il Piccolo era la sua casa e farà tutto quello che è possibile fare. Ma c’è da rispettare lui, le sue volontà di uomo sempre riservato. Decideremo insieme alle persone a lui care”.

“È un triste giorno per il teatro italiano – ha commentato il ministro dei Beni Culturali Franceschini – la scomparsa di Luca Ronconi ci priva di un artista riconosciuto in tutto il mondo, che ha saputo portare sulla scena, con fantasia e rigore, i grandi classici teatrali, della lirica e della letteratura italiana.

Con lui – conclude Franceschini – se ne va un intellettuale lucido, che ha saputo interpretare al meglio il proprio talento e non ha mai smesso di sperimentare ed innovare. Il teatro perde oggi un suo grande protagonista”.

Direttore del Teatro stabile di Torino (1988-93), del Teatro stabile di Roma (1994-98) nonché direttore artistico per oltre un decennio del Piccolo Teatro di Milano, Luca Ronconi ha firmato nella sua lunga carriere regie teatrali e liriche sempre nel segno dell’innovazione.

Dopo il diploma nel 1953 all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico di Roma, negli anni Cinquanta è stato attore. Ha esordito come regista con La buona moglie di Goldoni (1963), cui seguirono I lunatici di Th. Middleton (1966), Misura per misura e Riccardo III di Shakespeare, Il candelaio di Bruno, Fedra di Seneca, e il fortunato Orlando furioso (1968; ed. telev. 1975), esempio di sintesi fra avanguardia e tradizione.

Segno distintivo del suo stile, l’essenzialità della recitazione tesa fra l’astrazione e lo straniamento. Tra i suoi lavori più celebri l’Orestea di Eschilo (1972), Il pappagallo verde di Schnitzler (1978), Ignorabimus di Holz (1986), Mirra di Alfieri (1988), Strano interludio di O’Neill (1989).

Gli ultimi giorni dell’umanità di Kraus (1990), Re Lear (1994). Dal 1975 (Valchiria di Wagner) è stato anche regista lirico (Orfeo e Euridice di Gluck, Fetonte di Jommelli, Lo zar Saltan di Rimskij-Korsakov; Viaggio a Reims di Rossini; L’Europa riconosciuta di Salieri; Falstaff di Verdi; Turandot di Puccini).

Nel 1977 ha avviato il Laboratorio sperimentale di Prato. Dopo le esperienze di Torino e di Roma, assunta la direzione artistica del Piccolo Teatro di Milano, ha messo in scena, tra l’altro, La vita è sogno (2000), allestimento del dramma di C. de la Barca, e Peccato che fosse puttana (2003) di J. Ford. In occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 ha ideato e diretto, in collab. con W.

Le Moli, il Progetto Domani, composto di cinque spettacoli che, attraverso il teatro, hanno esplorato temi universali della storia, della politica e della guerra (Troilo e Cressida; Trilogia della guerra; Lo specchio del diavolo; Il silenzio dei comunisti; Biblioetica).

Del 2007 è invece il Progetto ‘Odissea doppio ritorno’, dittico comprendente Itaca di B. Strauss e L’antro delle ninfe da Omero a Porfirio, mentre negli anni successivi ha firmato le regie di La compagnia degli uomini (2010) di E. Bond, La modestia (2011) di R. Spregelburd, Sei personaggi in cerca d’autore (2012) di L. Pirandello, Pornografia di W. Gombrowicz (2013), Danza macabra di A. Strindberg (2014), queste ultime quattro rappresentate al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Tragedia sulle Alpi, valanga killer uccide 4 sciatori italiani

La Combe des Morts sul Gran San Bernardo
Un momento dei soccorsi a La Combe des Morts

Tragedia sulle Alpi. Sono stati travolti da una valanga mentre salivano all’ospizio del Gran San Bernardo dal versante svizzero della montagna. Quattro scialpinisti italiani sono morti nel pomeriggio di sabato a causa di una grossa slavina staccatasi a 2.300 metri di quota, mentre un quarto è ricoverato in rianimazione e un altro se l’è cavata con lievi ferite.

L’incidente è avvenuto verso le 13.30. La comitiva era impegnata nella salita quando, in località La Combe des Morts, si è staccata la valanga. Il fronte della massa di neve era largo un centinaio di metri ed è sceso a valle per circa 200 metri. Immediatamente è scattato l’allarme ma le operazioni sono state rallentate dal maltempo che ha impedito agli elicotteri di salire in quota per molti minuti: i soccorritori sono stati quindi ‘scaricati’ a una quota più bassa e sono risaliti a piedi fino al luogo della slavina.

Tragedia sulle Alpi Combe des Morts Gran San Bernardo
La Combe des Morts sul Gran San Bernardo (foto Vincent Delaloye)

Gli scialpinisti erano sepolti sotto una spessa coltre di neve, alcuni fino a due metri e mezzo. Una trentina di uomini, con l’ausilio di sonde e cani da valanga, hanno scavato a lungo per estrarre i feriti, che sono stati trasportati a valle con gli elicotteri di Air Glaciers. I quattro più gravi – sia per i traumi da caduta sia per ipotermia – sono stati ricoverati nei reparti di rianimazione di vari ospedali del Vallese. Tre di loro sono arrivati in fin di vita e i medici elvetici hanno solo potuto constatare il decesso, il quarto era in gravissime condizioni ed è morto domenica.

L’itinerario dove è avvenuta la tragedia è considerato una ‘classica’ dello scialpinismo. Il percorso parte dall’uscita del tunnel del Gran San Bernardo, vicino ai vecchi impianti del Super Saint-Bernard. La salita avviene quasi esclusivamente lungo una strada asfaltata e ricoperta di neve, senza particolari pendenze.

Tragedia sulle Alpi Combe des Morts Gran San Bernardo“E’ un itinerario facile – spiegano le guide alpine della zona – anzi facilissimo. Al colle del Gran San Bernardo si sale tutto l’anno, in qualsiasi condizione. L’unico tratto pericoloso è quello dove si trovavano i cinque: si tratta di circa 300 metri, sul fondo di una stretta valle proprio sotto l’ospizio, che sono esposti alle slavine”. Già in passato si sono verificati analoghi incidenti proprio in quel punto.

Il pericolo valanghe in questi giorni non è particolarmente elevato tra Italia e Svizzera, con grado 2-moderato su una scala di cinque punti. Sul versante svizzero, però, nelle ultime 24 ore ha soffiato un forte vento che ha provocato accumuli di neve. Proprio il cedimento spontaneo di uno di questi potrebbe aver provocato la valanga.

Mario Giarrusso (M5S): "Tagli a forze dell'Ordine favoriscono l'Isis"

Mario Giarrusso M5S Isis
Il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Giarruso

“L’Italia è a fortissimo rischio di qualunque pazzo abbia in testa di fare qualcosa di grave, visto che il presidente del Consiglio e il ministro dell’Interno, inspiegabilmente, tagliano le forze dell’ordine”.

A dirlo, in una intervista di Valentina Roncati per l’Ansa, è il senatore M5S Mario Giarrusso, componente della Commissione parlamentare Antimafia dove coordina il gruppo di lavoro che si occupa di “Infiltrazioni mafiose nelle istituzioni territoriali e negli enti locali”.

“Non c’è una posizione del Governo italiano sulla Libia – attacca il senatore – prima Renzi voleva la guerra, poi ha fatto marcia indietro tutta. Ma soprattutto, in questo momento così delicato, invece di dotare le forze dell’ordine di uomini e mezzi, affinché possano combattere il terrorismo e le mafie, si spendono decine di miliardi per gli F35, che certo non proteggeranno i nostri cittadini dal terrorismo: la prima cosa da fare sarebbe infatti essere sicuri a casa nostra ma come facciamo ad esserlo se stanno chiudendo le caserme dei carabinieri e i commissariati di polizia e diminuisce in generale il numero delle forze dell’ordine?”.

Il taglio lineare dei fondi alla sicurezza è un processo che dura da tempo, ammette il senatore, “ma il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, non si è battuto contro questi tagli. Il Viminale ha anche altre gravi responsabilità: chi è nei Cie potrebbe avere risposta, se può essere ospitato in Italia o deve essere rimpatriato, nel giro di una settimana, invece il tempo medio di attesa va da 6 mesi a 1 anno e mezzo.

La verità è che gli immigrati vengono tenuti là tutto questo tempo perché rende. Noi in Italia non abbiamo i soldi per i nostri disoccupati – attacca l’esponente M5S – ma li abbiamo per chi gestisce i centri di accoglienza, per il business in cui è coinvolta anche la criminalità, come si è scoperto con Roma Capitale”.

Altro motivo di attacco di Mario Giarrusso all’Esecutivo, è la modifica del 416 ter, il voto di scambio politico-mafioso. “Renzi – dice – ha affrontato con determinazione e pervicacia il tema mafia nel senso che ha tolto strumenti potenti nella lotta alla mafia, depotenziando il 416 ter.

La responsabilità di questa operazione è in capo tutta a Renzi e alla sua maggioranza: di fatto il 416 ter è stato reso inservibile e inutilizzabile, come ha detto recentemente anche la Procura di Bologna”. Il reato di voto di scambio, secondo Mario Giarrusso, è stato “depotenziato perchè è stata abbassata la pena del 42% rispetto a quella prevista dal Codice precedentemente, ed è di fatto stato reso impossibile perseguire il reato, inserendo una formula secondo cui, per poter condannare, bisogna dimostrare l’utilizzo del metodo mafioso. Meglio sarebbe tornare alla norma del ’92, sarebbe più efficace”.

Quanto ai lavori della Commissione Antimafia, di cui fa parte, Mario Giarrusso afferma che “sta affrontando tutti i temi che la realtà ci sta sbattendo in faccia, tranne uno che è quello principe: la trattativa Stato-mafia. Sembra essere un tema tabù. Il tema della trattativa è scottante, emerge all’Antimafia ad una seduta sì e l’altra pure: tuttavia della trattativa in Commissione viene negata persino l’esistenza”.

Come coordinatore del Comitato dell’Antimafia sulle “Infiltrazioni mafiose nelle istituzioni territoriali e negli enti locali”., Giarrusso spiega che “stiamo puntando l’attenzione al fenomeno della ricaduta nello scioglimento dei comuni per mafia, ciò al fine di proporre eventuali miglioramenti nella normativa di contrasto alle infiltrazioni mafiose negli enti locali ed evitare i ripetuti scioglimenti.

Abbiamo ascoltato vari protagonisti della gestione dello scioglimento dell’ente locale. Secondo me – ragiona l’esponente M5S – ci sono dei limiti negli strumenti a disposizione dello Stato per il contrasto alle infiltrazioni. Lo scioglimento rimuove amministratori che erano sotto il controllo della criminalità ma questo non è sufficiente ad evitare un ritorno dell’influenza della criminalità nell’ente locale. Dobbiamo fare sì che lo scioglimento degli enti locali sia l’eccezionale, altrimenti è sinonimo di una sconfitta dello Stato”, ha concluso Mario Giarrusso

Raffaele Fitto a Berlusconi: "Abbiamo avuto il grande torto di avere ragione"

Raffaele Fitto alla convention Ricostruttori
Raffaele Fitto mentre parla alla convention dei “Ricostruttori” (Ansa)

Si definiscono “Ricostruttori” della politica e all’interno di Forza Italia, lui, Raffele Fitto, a nome dei suoi ribadisce che vogliono starci. “Noi stavano, stiamo e staremo in Forza Italia, sia chiaro a tutti”.

“Siamo qui per rivendicare la nostra storia. Bisogna tornare a parlare di contenuti”, ha detto il leader azzurro ai circa duemila fedelissimi accorsi ad ascoltarlo all’auditorium Massimo dell’Eur di Roma.

La platea si scalda quando sul maxi schermo scorrono le immagini dei due marò Girone e Latorre. Stuzzica i dirigenti dell’altro fronte interno che hanno preparato una sorta di contromanifestazione in Lombardia: “È un fatto positivo, vuol dire che abbiamo centrato il risultato”, ironizza.

Un passaggio sul commissariamento di Forza Italia Puglia per dire che “è stato stato che non può passare sotto silenzio”.

Fitto Ricostruttori
(Twitter)

“Giungere a questa manifestazione – ha detto Fitto – non è stato per niente facile. Ma stiamo cercando di fare un gioco di squadra che possa rilanciare il nostro percorso perché siamo sicuri che questo dibattito possa dare slancio al partito.

Nella convinzione che la forza delle nostre idee ci proietterà nel futuro del Paese. Non vogliamo rompere con nessuno ma il nostro percorso lo porteremo avanti. Questa – evidenzia Fitto – non è una manifestazione di insulti. Non vogliamo rompere con nessuno, non vogliamo distruggere”.

Fitto Ricostruttori
(Twitter)

“Non sono qui per lanciare invettive contro Berlusconi. Anzi: mi è molto dispiaciuto leggere certe cose sui giornali, perché non si danno quindici giorni per decidere di uscire dal partito” ha detto l’europarlamentare in riferimento all’ultimatum, poi smentito, di Arcore.

“Io – ha scandito l’ex governatore pugliese – voglio dire a Berlusconi che le vittorie di questi vent’anni sono fondamentali per noi, non vogliamo distruggere ma essere d’aiuto.

C’è una differenza tra fedeltà e lealtà e quest’ultima richiede chiarezza nelle posizioni: i grandi risultati ottenuti non devono nascondere i grandi errori. Una riflessione critica del passato recente è ineludibile.

Fitto Ricostruttori
(Twitter)

Ora – ha spiegato -siamo di fronte a un bivio: distruggere il partito o seguire l’evoluzione e il percorso in atto nel nostro Paese, senza lasciare questo lavoro a Matteo Salvini. Berlusconi può accompagnare questo percorso verso la terza Repubblica”,

Raffaele Fitto alla convention Ricostruttori
(Twitter)

“L’ultimo anno di Forza Italia è sinceramente imbarazzante. Noi abbiamo avuto il grande torto di avere ragione”. E poi un attacco all’intesa Renzi-Berlusconi. “C’era chi sosteneva il Patto del Nazareno senza se e senza ma.

Forza Italia, un partito di opposizione, ha iniziato un suo percorso andando a braccetto con questo governo, non facendo opposizione. Qualche mese fa si è teorizzato addirittura il partito unico, che dovevamo stare con Renzi tutti insieme allegramente”, ha sottolineato Fitto, ma “la differenza tra me e Alfano è grande: io non scelgo la sinistra, ma rimango in Forza Italia”.

Teppisti Feeynoord, duro il Vaticano: "Orda di vandali e ubriaconi"

La Barcaccia del Bernini deturpata dai teppisti olandesi del FeeynoordLa devastazione del centro di Roma da parte dei teppisti olandesi tifosi del Feeynoord non è passata inosservata alla Santa Sede.

In un articolo pubblicato in prima pagina sull’Osservatore Romano, gli hooligans vengono definiti dal quotidiano “un’orda di vandali, incivili e paonazzi di birra”. L’Osservatore critica pure la gestione dell’Ordine pubblico, condotto con interventi ritenuti “tardivi”.

Duro il commento sugli “sfregi” alla città, in particolare quelli procurati alla Barcaccia del Bernini “trasformata in una discarica” dai tifosi olandesi del Feeynoord.

“Sopporterà anche questo, Roma”, è l’incipit dell’organo della Santa Sede. “Abituata da secoli, e forse oggi anche rassegnata, a saccheggi di ogni tipo, la città saprà ancora una volta mettersi tutto alle spalle. E tirare avanti”.

“Ma con qualche cicatrice in più – si sottolinea -, quelle inferte da un’orda di incivili olandesi paonazzi di birra che, di fatto indisturbati, per due giorni hanno seminato panico e immondizie di ogni genere. Non ci voleva un indovino per prevedere quanto sarebbe successo, ma nessuno è intervenuto in tempo.

Osservatore Romano vandali olandesi FeeynoordNeppure nei luoghi d’origine dei teppisti dove si è consentita la trasferta a personaggi la cui predisposizione alla violenza è facilmente verificabile attraverso la delirante simbologia delle loro organizzazioni.

E il giorno dopo si possono solo contare i danni. Con proteste e indignate dichiarazioni, ma senza rassicurazione che questo non accadrà mai più”, conclude il giornale della Chiesa.

Intanto resta aperto il fronte delle polemiche dopo le violenze di due giorni fa prima della partita Roma Feeynoord. Dopo gli interventi di Renzi, Franceschini e altri esponenti di governo, è polemica tra il sindaco Ignazio Marino, il questore Nicolò D’Angelo e il prefetto Giuseppe Pecoraro co Marino che afferma: “Suggerirei al questore e al prefetto di andare su internet e guardare le immagini. Se non hanno internet possono venire nel mio ufficio, io le ho”.

Queste le accuse con le quali il sindaco di Roma Capitale ha risposto dopo aver effettuato un sopralluogo in piazza di Spagna, epicentro degli scontri tra forze dell’ordine e tifosi del Feeynoord. A pagare le conseguenze della furia olandese è stata la Barcaccia del Bernini, recentemente restaurata, che secondo quanto riferito da alcuni sovraintendenti ai Beni Culturali di Roma risulterebbe gravemente danneggiata.

Marino ha infatti commentato i danni subiti dalla Barcaccia come di “una violenza inaccettabile” per la quale “non devono essere i romani a pagare”.

Sulle devastazioni degli hooligans del Feeynoord, Marino ha riferito di aver parlato a lungo con l’ambasciatore olandese in Italia per capire se il suo paese fosse orientato a ripagare i danni. Il diplomatico ha risposto picche alla richiesta: Il mio governo non può pagare questi danni.

Elezioni regionali Veneto. Il match Zaia-Tosi tra banche e poteri

Flavio Tosi Luca Zaia eterni duellantiMarco Cremonesi per il Corriere della Sera

«Chiedo di votare all’unanimità per Luca». La storia può cominciare con queste parole. Le pronuncia Flavio Tosi, pochi giorni prima del Natale 2009. E con quelle rinuncia, di fronte al Consiglio «nazionale» leghista, alla candidatura a governatore del Veneto. Luca, ovviamente, è Zaia, che l’anno successivo diventerà presidente della Regione. Tosi sarà poi eletto segretario della Liga veneta.

Tra i due, quella data segna l’inizio di una lunga, cordiale inimicizia che riempirà le cronache non soltanto in Veneto. Per la Lega, sarà una spina costante, capace di dividere la Regione «vetrina» in tifoserie infiammate prima, epurate poi.

Passano gli anni, le cose non cambiano: anche oggi, l’eterna contesa con il sindaco-segretario è il principale inciampo sulla strada di Zaia verso la riconferma alle prossime Regionali.

I duellanti hanno più o meno la stessa età – classe 1968 Zaia, Tosi un anno di meno – ed entrambi, in quel dicembre 2009, hanno già dato prove brillanti. Nel 1998, a trent’anni, l’oggi governatore è stato il più giovane presidente di Provincia d’Italia: la marca trevigiana sui giornali viene ribattezzata Zaiastan e assurge a simbolo stesso della buona amministrazione leghista.

Nel 2008, Zaia diventa anche ministro, all’Agricoltura. Tosi è capace di stregare gli elettori: ogni volta che si presenta nella sua Verona fa il pieno di voti e nel 2007 è eletto sindaco. La passione dei concittadini non finisce con le elezioni: per anni è il sindaco più amato d’Italia. I due non potrebbero essere più diversi: cauto e amante del basso profilo il governatore, diretto e spregiudicato il sindaco.

Al punto da andare spesso, unico nella Lega di allora, diritto contro Bossi. Il quale gli darà anche, pubblicamente, dello «stronzo». L’accusa? Aver portato nella Lega «un sacco di fascisti». Normale che, nella lotta all’ultimo sangue tra i bossiani e Bobo Maroni, Tosi sia – come Salvini – un pupillo dell’oggi governatore lombardo.

Che nel 2012 a Verona verrà accolto da uno striscione memorabile: «Semo Tosi con i Maroni». Una squadra, insomma. Ma in quel 20 dicembre 2009, Tosi è costretto a lasciare spazio al concorrente proprio per la scelta di Bossi: entrato Papa nel conclave, il sindaco di Verona resta cardinale. Le tensioni con Zaia non tardano.

Spesso, quasi sempre, sono giocate più sulle dichiarazioni dei rispettivi ultras che non su quelle degli interessati. Però, sottotraccia il confronto è duro. Se il governatore dice una cosa, il sindaco fa il contrario.

Persino sui cervi: Zaia non vorrebbe «la mattanza» di quelli in soprannumero nel Cansiglio? Tosi scrive in Regione nella veste inattesa di presidente di Federcaccia. E le banche? Nel 2010, il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar international, vuole acquisire quote di Unicredit, di cui è storica azionista Cariverona.

Tosi non gradisce e lo dice: «Gli altri governi, quando qualcuno cerca di mettere i piedi in casa, difendono il patrimonio della nazione». Zaia, olimpico, spiega che «la nostra preoccupazione non è di chi siano le azioni, ma che i territori siano protagonisti».

Nel 2012, Tosi viene eletto segretario della Liga. E il confronto si fa più serrato. Tra l’altro, Tosi espelle i dissidenti a decine alla volta. Non è per la guerra tra Bossi e Maroni. Nel 2013, alle amministrative come alle politiche è il disastro, per la Lega è l’ora più nera. Anche Treviso, la roccaforte, cade e passa al centrosinistra.

Alle elezioni, la Lega arriva male. Poco prima, per esempio, Tosi invia 13 lettere ad altrettanti militanti colpevoli di dichiarazioni alla stampa. La prima a chi è indirizzata? Nientemeno che al governatore del Veneto. Sulle liste elettorali, il sindaco impugna il limite dei due mandati a livello nazionale per falcidiare quasi tutti i parlamentari uscenti. E pazienza se oggi contesta lo stesso limite per le regionali.

Commenta a suo tempo Zaia: «Siamo a una guerra fra bande e allo scambio di prigionieri». Poi, dopo il responso delle urne, il misurato governatore sbotta: «Tosi ha fallito. Ha fatto di una ferita una cancrena». Quanto al movimento presentato dal sindaco veronese tre giorni prima delle elezioni, il governatore è sprezzante: si potrebbe riunire in una «cabina telefonica».

Ora, in vista delle Regionali, la tensione è tornata ai massimi. Tosi protesta anche per un accordo tradito con Maroni e Salvini: quest’ultimo avrebbe dovuto diventare segretario mentre lui avrebbe dovuto essere il candidato della Lega alle primarie del centrodestra: «Non parlerei di duello ma di patti disattesi e di parole e non mantenute». Il fatto è che l’esplosione politico mediatica di Salvini ha occupato la scena.

E Tosi continua a non smentire l’intenzione di presentare proprie liste. Anche l’altra notte, nonostante si trovi negli Usa, avrebbe avuto una telefonata di fuoco sull’argomento con il segretario leghista. Zaia, per ora, tira diritto e non si lascia scappare sillaba. Ma l’eterno duello, di certo, non è finito.

Sondaggio elettorale Ixè, Salvini tra Nord e Sud al 23%. E il Centrodestra unito vola al 43%

Sondaggio elettorale dà a Noi Salvini il 9,5 %
Il leader della Lega presenta il nuovo simbolo di “Noi con Salvini”

La settimana scorsa Berlusconi gli aveva attribuito l’1,3% di voti. Secondo un sondaggio Ixè commissionato da Agorà Rai 3 e pubblicato venerdi 20 febbraio, invece, il dissidente Raffaele Fitto avrebbe, in caso di un’uscita da Forza Italia, un bacino elettorale più lusinghiero, calcolato tra il 2,5% e il 4% nazionale. Una ipotesi al momento poco plausibile poiché il ribelle ha sempre ribadito che non uscirà dal partito, a meno di non essere espulso.

Secondo le intenzioni di voto, stabili Pd e Forza Italia, cala il M5S e si consolida il sorpasso “interno” della Lega di Salvini su Fi. Ancora in monitoraggio la Lega Sud del Carroccio. L’Istituto Ixè sta verificando le intenzioni di voto di “Noi con Salvini”, il partito che secondo il “patto” tra il leader leghista e Berlusconi dovrebbe contenere l’emorragia di voti forzisti e prendere il posto della defunta An in una riedizione aggiornata della Casa delle Libertà del ’94.

In una settimana Ixè registra in questo movimento un leggero calo: la forbice di voti è tra il 6,5% e il 9,5% mentre il 13 febbraio era tra 7,8% e 10,8%. Se il dato complessivo dovesse confermarsi alle urne, Salvini tra Nord e Sud racimolerebbe il 23 percento diventando il secondo partito italiano. Ma la sorpresa è che sommando questo dato al 13 di Fi e alle percentuali degli altri partiti citati sotto, il centrodestra volerebbe (compreso il 3,9 di Ap) al 43 percento. Ma anche senza Alfano e Cesa il dato Berlusconi, Salvini e Meloni sarebbe del 39%. Una prospettiva che dovrebbe impensierire il premier Renzi dopo la rottura del patto del Nazareno…

Coalizioni. Secondo i dati dell’istituto Ixè il Centrosinistra prevale ancora con il 41,6 percento rispetto al 34% del Centrodestra. Flessione, invece, per il Movimento 5 Stelle (dal 19,1% al 18,7%).

Sale il dato sull’affluenza alle urne, che in una settimana passa dal 58,3% al 60,5%.

Alla domanda chi voterebbero gli italiani se si dovesse andare alle urne oggi, il campione ha risposto:

CENTROSINISTRA

-Partito Democratico-PD 37,8,
-Sinistra Ecologia e Libertà 3,6
-Scelta Civica 0,2
-Altro centrosinistra –
Totale centrosinistra 41,6

CENTRODESTRA

-Forza Italia 13,0
-Nuovo Centrodestra 3,0
-UDC – Unione di Centro 0,9
-Fratelli d’Italia – AN 2,9
-Lega Nord 13,8 (Senza Noi Salvini – “Lega Sud”)
-Altro centrodestra 0,4
Totale centrodestra 34,0

ALTRI PARTITI

-Movimento 5 Stelle 18,7
-Rifondazione comunista 1,1
-Italia dei valori 0,2
-Verdi 0,5
-Radicali 0,3
Altro partito 3,6

Aumenta di poco la fiducia nel governo Renzi. Il premier (40%) viene tuttavia superato da Sergio Mattarella (68%) quale politico più gradito. Terzo Salvini col 24 percento. Berlusconi a picco, scende all’11 percento.

E' italiano il primo farmaco con cellule staminali che "restituisce" la vista

La sede modenese della Holostem Terapie Avanzate - farmaco con cellule staminali per curare la vista
La sede modenese della Holostem Terapie Avanzate

Grandi novità per chi ha gravi problemi con la vista. La Commissione europea ha autorizzato il commercio del primo farmaco con cellule staminali “in grado di restituire” la vista a pazienti con gravi ustioni della cornea. Una ricerca tutta italiana che potrebbe dare speranza a quanti hanno serie patologie agli occhi.

La nuova terapia è prodotta nei laboratori di Holostem Terapie Avanzate, azienda “spin off” dell’Università di Modena e Reggio Emilia, (Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari”, Cmr) ed è frutto di una partnership con “Chiesi farmaceutici”. Alla base della nuova terapia ci sono più di vent’anni di ricerca d’eccellenza, condotta da un team di scienziati di fama internazionale nel campo della biologia delle cellule staminali epiteliali.

La nuova terapia potrà essere in futuro disponibile per tutti i pazienti europei che abbiano subito incidenti sul lavoro (causati per esempio da calce viva, da solventi o da acidi), incidenti domestici (per esempio ustioni oculari provocate da detersivi o agenti abrasivi in adulti e bambini) o, come registrato nella cronaca degli ultimi mesi, nei casi di aggressione con agenti chimici.

La metodologia è stata applicata per la prima volta sull’uomo in via sperimentale negli anni Novanta e riconosciuta come farmaco orfano nel 2008. In un periodo di “grande confusione sulle reali possibilità terapeutiche delle cellule staminali, poter dimostrare che curano davvero e senza rischi per la salute è più importante che mai”, spiega Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Ferrari” dell’ateneo di Modena. Ma come funziona questa terapia avanzata?

Esperimenti in laboratorio“Quando ustioni termiche o chimiche della superficie oculare danneggiano irreversibilmente la riserva di staminali, la superficie corneale, che in un occhio sano si rinnova completamente ogni sei/nove mesi, smette di rigenerarsi e la congiuntiva a poco a poco comincia a ricoprire la cornea con una patina bianca che rende impossibile la visione e provoca dolore e infiammazione cronici.

Holostem Terapie Avanzate è la prima azienda biotecnologica italiana interamente dedicata allo sviluppo, alla produzione, alla registrazione e alla distribuzione di prodotti di terapie avanzate basati su colture di cellule staminali epiteliali per terapia cellulare e genica

 

Se almeno in uno dei due occhi del paziente è rimasto anche un residuo piccolissimo di limbus (parte tra cornea e congiuntiva) non danneggiato, siamo in grado di ricostruire in laboratorio l’epitelio che ricopre la superficie corneale, grazie alle cellule staminali raccolte da una biopsia”, spiega Graziella Pellegrini, coordinatrice della terapia cellulare al CMR. Questo lembo di epitelio, chiarisce, “che assomiglia ad una sorta di lente a contatto, viene poi trapiantato nel paziente e consente di ottenere una cornea trasparente stabile nel tempo e un pieno recupero della capacità visiva”.

Soddisfatto il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini: “è una grande affermazione della capacità innovativa del sistema della ricerca regionale – ha sottolineato – che basa i suoi successi anche di livello mondiale, come in questo caso, proprio sulle partnership virtuose pubblico-privato.

Il progetto è stato sostenuto anche dagli investimenti della Regione a sostegno del Centro di Medicina Rigenerativa, mettendo a disposizione circa 10 milioni di euro complessivi”. Poter “contribuire a restituire la vista a pazienti che hanno subito gravi lesioni alla cornea, grazie al primo farmaco al mondo in commercio basato su cellule staminali creato proprio in Emilia-Romagna, è per me motivo di orgoglio”, afferma Bonaccini.

Tregua Ucraina in bilico. Kiev accusa: “Putin dietro massacro Maidan”

Stretta di mano tra Putin e Poroshenko Vertice di Minsk - Tregua Ucraina
Stretta di mano tra Putin e Poroshenko a Minsk

Alta tensione tra Mosca e Kiev. Sta per rompersi la debole tregua tra Ucraina, Russia e separatisti siglata a Minsk la scorsa settimana tra i leader dei due paesi insieme a Francia e Germania.

Durissime sono le accuse mosse contro Putin dal presidente ucraino Petro Poroshenko. Kiev attribuisce direttamente al Cremilino le responsabilità di aver armato i cecchini che hanno ucciso decine di manifestanti nel centro di Kiev in piazza Maidan l’anno scorso quando è stato rovesciato il governo di Viktor Yanukovych.

Secondo Poroshenko è stato “Vladislav Surkov, un assistente superiore del Cremlino, ha organizzato i cecchini”, che hanno provocato la morte di un centinaio di persone nella “rivoluzione Euromaidan” di cui è stato l’anniversario.

Mosca, dal canto suo ha bollato le pesanti accuse del presidente ucraino come “sciocchezze”. Ma ci sono altre pesanti critiche che stanno facendo vacillare gli accordi di Minsk.

Kiev ha accusato oggi la Russia dell’invio di altri carri armati e soldati in Ucraina orientale, dicendo che le forze si stanno dirigendo verso la cittadina di Novoazovsk in mano ai ribelli, sulla costa meridionale del Mare di Azov, per estendere la propria presenza su quella che potrebbe essere la prossima linea di fronte.

Per il momento – scrive l’agenzia Reuters – la Russia non ha risposto alle accuse che, se confermate, segnerebbero quasi sicuramente la fine della debole tregua mediata dall’Europa e formalmente entrata in vigore domenica scorsa. In passato Mosca ha sempre respinto tali accuse.

Tregua Ucraina
Una donna omaggia i morti di piazza Maidan

Intanto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk – che domenica si recherà in Ucraina – ha detto che la situazione in Ucraina ha raggiunto un punto in cui gli sforzi diplomatici devono essere sostenuti da altre azioni.

Novoazovsk, conquistata lo scorso anno, si trova sul Mare di Azov, 40 chilometri a est del porto di Mariupol, che rappresenta un passaggio verso il sud e, forse, anche verso la penisola di Crimea annessa dalla Russia un anno fa.

“Negli ultimi giorni, nonostante l’accordo (sul cessate-il-fuoco) di Minsk, attrezzature militari e munizioni sono state viste entrare dalla Russia in Ucraina”, ha detto il portavoce militare Andriy Lysenko.

Il portavoce ha detto che 20 blindati russi, 10 piattaforme missilistiche e autobus carichi di militari hanno attraversato la frontiera entrando in Ucraina.

Le nazioni occidentali hanno continuato a sperare nella tregua mediata da Francia e Germania nella capitale bielorussa lo scorso 12 febbraio, anche se i ribelli l’hanno ignorata conquistando l’importante snodo ferroviario di Debaltseve.

La prossima settimana è atteso un incontro dei ministri degli Esteri di Germania, Russia, Ucraina e Francia per trovare una soluzione, secondo i media russi. Ma le speranze si erano molto affievolite anche prima che altri mezzi e militari russi fossero visti attrafersare la frontiera.

L’esercito ucraino ha annunciato che i separatisti hanno compiuto nelle ultime ventiquattro ore 49 attacchi contro posizioni militari usando razzi, cannoni e veicoli blindati.

I ribelli accusano a loro volta il governo di aver lanciato attacchi, in particolare contro aree residenziali a Donetsk.

Intanto Papa Francesco, ricevendo i vescovi dell’Ucraina, ha fatto appello “a tutte le parti interessate perché siano applicate le intese raggiunte di comune accordo” in Bielorussia e sia rispettata “la legalità internazionale”.
In particolare, Bergoglio ha chiesto che “sia osservata la tregua recentemente sottoscritta e siano applicati tutti gli altri impegni che sono condizioni per evitare la ripresa delle ostilità”.

Via libera a decreti Jobs Act. Renzi: "Rottamati co.co.pro e art. 18". Più liberalizzazioni

Poletti, Renzi e Guidi decreti Jobs Act
Il premier Matteo Renzi con i ministri Guidi e Poletti durante la presentazione dei decreti sul Jobs Act

Arriva il via libera definitivo ai primi due decreti attuativi sul Jobs act, la riforma del lavoro voluta da Matteo Renzi.

L’approvazione dei decreti consentirà nei prossimi mesi a 200.000 lavoratori con contratti di collaborazione e a progetto di avere un lavoro stabile a tutele crescenti.

L’annuncio è stato dato dallo stesso premier al termine del Consiglio dei ministri di oggi.

Renzi ha poi confermato che anche per i licenziamenti collettivi saranno superate le tutele dell’articolo 18 come per quelli individuali.

In sostanza in caso di licenziamento senza giusta causa si privilegia l’indennizzo rispetto al diritto al reintegro.

Renzi: “Rottamiamo cococo e art. 18”
“Oggi – ha detto il premier – è un giorno atteso da molti anni per una parte degli italiani, ma soprattutto atteso da un’intera generazione che ha visto la politica fare la guerra ai precari ma non al precariato. Le nuovi generazioni “vedono riconosciuto il proprio diritto ad avere tutele maggiori. Noi rottamiamo un certo modello di diritto del lavoro e l’art. 18, i cococo ed i cocopro”.

“Nessuno resta più solo se licenziato”
Con il via libera definitivo ai primi due decreti del Jobs act su tutele crescenti e sul Naspi, secondo Renzi “quello che accadrà da ora è che nessuno resta più solo quando perde il lavoro o viene licenziato”.

Circa 200mila passeranno a contratto stabile
Secondo Renzi saranno circa 200mila le persone che passeranno presto da contratti di collaborazione a un contratto di lavoro stabile. Questo perché il Governo ha “tolto gli alibi” alle imprese che affermano che assumere in Italia non è conveniente. “Abbiamo ridotto le tasse e tolto incertezze. È la volta buona, ora o mai più”, ha concluso il premier.

Poletti: “Stop ai co.co.pro”
Il decreto del Governo sulle tipologie contrattuali vieta la stipula di nuove collaborazioni a progetto e prevede una verifica per quelle in essere. E nel caso in cui il lavoro venga prevalentemente organizzato dal committente, dovranno essere trasformate in rapporti di lavoro subordinato. Lo ha precisato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che in merito al part time ha dichiarato: “In caso di gravi patologie, in aggiunta a quelle oncologiche già previste, si potrà trasformare il lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale”. 

Contratti a termine non cambieranno
Poletti ha poi aggiunto che “abbiamo introdotto il contratto di ricollocazione: un voucher con quale ci si rivolge all’agenzia per trovare un nuovo posto di lavoro”, precisando ancora che “i contratti a termine e il lavoro a chiamata non cambieranno”. Vengono inoltre eliminati il lavoro ripartito e le associazioni in partecipazione. “Non siamo stati cosi bravi – ha detto Poletti in riferimento al lavoro a chiamata – da trovare una soluzione alternativa”.

Norme sulla maternità, adozioni e congedi parentali
Il ministro ha inoltre comunicato le principali implicazioni delle nuove norme sulla maternità contenute nel decreto: il periodo di tempo per usufruire dei permessi parentali è stato esteso da 3 anni a 6 anni. “Abbiamo equiparato – ha detto – maternità e paternità con le adozioni o gli affidi perché riteniamo che quella famiglia ha gli stessi diritti”.

Un’altra importante novità riguarda il congedo parentale facoltativo pagato il 30% dello stipendio, che potrà essere fruito fino a sei anni di vita del bambino, invece dei tre attualmente previsti. Il congedo parentale non pagato, infine, potrà essere utilizzato dai sei fino a dodici anni di vita del bambino.

Coi decreti attuativi del Jobs Act, dal primo maggio 2015 entrano a regime pure le nuove regole per disoccupazione e ammortizzatori sociali.

Naspi, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, è un assegno che sarà erogato a beneficio dei lavoratori che si trovano in condizioni di disoccupazione involontaria. Rispetto all’attuale sussidio di disoccupazione, la Naspi è meno rigida: prevede infatti la diduzione dei requisiti per l’accesso.
Se oggi sono necessarie 13 settimane di contributi versati nell’anno precedente la perdita del lavoro, con la nuova assicurazione, bastano 30 giornate di lavoro effettive nell’anno precedente. La durata dell’assegno sarà pari alla metà delle settimane per cui sono stati versati contributi nei 4 anni precedenti, fino ad un massimo di 24 mesi.

Asdi, subentra alla Naspi una volta terminata l’erogazione della nuova disoccupazione. Nel caso in cui il soggetto non sia riuscito a ricollocarsi, potrà accedere all’assegno di disoccupazione Asdi, che prevede un importo pari al 75 per cento dell’ultima Naspi percepita, per un periodo di 6 mesi, non rinnovabile. Dell’assegno Asdi potranno beneficiare anche le persone in condizioni economiche disagiate, benché non abbiano mai lavorato. Si tratta, in questo caso, di una misura sperimentale fino all’esaurimento dei fondi a disposizione, ma che se dovesse essere confermata potrebbe rappresentare, insieme all’allargamento della base degli aventi diritto alla Naspi, un significativo passo avanti verso l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza.

Dis Coll è invece l’ultima novità introdotta dalla riforma del lavoro in tema di ammortizzatori sociali. Questa misura consiste nell’erogazione di una indennità assicurativa per i collaboratori a progetto, con modalità di accesso facilitate rispetto a quanto avviene oggi. Potranno accedere al Dis-Coll i titolari di contratti di collaborazione che hanno versato almeno tre mesi di contributi, avrà durata pari alla metà dei mesi di contributi versati, fino a un massimo di 6 mesi. Anche in questo caso, si tratta di una misura sperimentale limitata al 2015, la cui conferma nel 2016 è legata al reperimento delle risorse necessarie.

Approvato il Ddl sulla concorrenza
In Cdm è stato anche approvato il Disegno di legge sulla concorrenza. “Più che liberalizzazioni – ha spiegato Renzi – io direi Italia Semplice, tutela dei consumatori: è il tentativo di attaccare alcune rendite di posizione, perché riduciamo gap tra chi gode di rendite e chi no. Mai come ora l’Italia è pronta a ripartire e a rilanciarsi nel futuro – ha detto Renzi – Per fare questo è pronta anche a sfidare qualche lobby e ad affrontare, mi verrebbe da dire, le montagne russe”.

Il Ddl, secondo il ministro dello Sviluppo Federica Guidi, punta a “far calare le tariffe o diminuire i prezzi e aprire pezzi di mercato oggi non tanto accessibili per nuove iniziative imprenditoriali. Come ha detto l’Ocse, queste misure, potrebbero portare a un aumento del Pil fino a 2,6 punti in 5 anni”.

 

Grecia, Schäuble insiste per il no. Poi Merkel chiama Tsipras

Angela Merkel e Alexis Tsipras - Schäuble inflessibile
Angela Merkel e Alexis Tsipras

Tonia Mastrobuoni per La Stampa

Tra i due premier telefonata “costruttiva per trovare una soluzione” Il governo tedesco si spacca: la Spd è a favore della linea morbida.

La telefonata è durata all’incirca un’ora, ed è partita, tecnicamente, da Berlino. Ma da giorni, riporta una fonte governativa greca, Angela Merkel e Alexis Tsipras avevano deciso di sentirsi direttamente, «saltando gli intermediari».

In altre parole, l’idea di parlarsi direttamente era nata anche per cercare di andare al di là del “mezzogiorno di fuoco” che sta andando in scena tra i ministri delle Finanze dei due Paesi, Wolfgang Schäuble e Yanis Varoufakis, e che ha causato i flop delle ultime due riunioni dell’Eurogruppo. Il colloquio, riporta la fonte, è stato «molto costruttivo» e si è svolto «in un’atmosfera molto cortese per entrambi». Soprattutto, si è focalizzato «sulla ricerca di una soluzione in vista di domani (oggi, ndr)», quando si riunirà l’Eurogruppo.

Determinante, per la decisione di alzare il telefono, un durissimo comunicato diffuso ieri dal portavoce di Schäuble in reazione alla nuova proposta per l’Eurogruppo formulata da Varoufakis, che faceva invece presagire il peggio. «La lettera – ha scritto Martin Jaeger – non è una proposta di soluzione. In realtà punta a un finanziamento ponte senza soddisfare le richieste del programma». E la fonte governativa greca riporta invece che «senza entrare nel merito dei contenuti, è chiaro che il tono della conversazione tra Merkel e Schäuble ha avuto toni assolutamente diversi».

Al di là dei punti che per i tedeschi, secondo indiscrezioni, restano ancora problematici – la richiesta di ridurre l’obiettivo dell’avanzo primario e la mancanza di impegni sulle riforme del mercato del lavoro, sulle privatizzazioni e sulla modernizzazione dell’apparato pubblico – Schäuble sembra non fidarsi dei greci.

INFLESSIBILE Wolfgang Schäuble
INFLESSIBILE Wolfgang Schäuble

Altrimenti, non si spiega anche la contro-lettera, anticipata da Reuters, che gli uomini del responsabile tedesco delle Finanze hanno preparato in vista della riunione di oggi. Una lettera in cui la posizione greca viene definita addirittura un «cavallo di Troia» per ottenere soldi senza un impegno vero. Di questo, secondo una fonte tedesca, Tsipras si sarebbe lamentato con la cancelliera, durante la telefonata di ieri.

Ma la rigidità di Schäuble non ha solo irritato i greci e spinto Angela Merkel a «gettare acqua sul fuoco» come sintetizza la fonte greca. Anche il vicecancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel ha criticato il collega delle Finanze. La proposta Varoufakis «è un primo passo nella giusta direzione» e dovrebbe essere giudicata «un punto di partenza per il negoziato», senza un rifiuto preventivo, ha sostenuto.

Il governo tedesco, in sostanza, si sta spaccando sulla posizione da tenere nei confronti della Grecia. A conferma, il cristianodemocratico Ralph Brinkhaus ha invece fatto sapere di ritenere la posizione del governo «molto chiara».

A sorpresa, nei giorni in cui la Bce si è ritagliata il ruolo del «cattivo», tagliando quasi tutti i rubinetti alle banche greche in attesa di un accordo su un nuovo programma, il governatore della Bundesbank ha fatto sapere che la posizione dell’Eurotower non è granitica.

Durante un convegno a Francoforte, Jens Weidmann ha sostenuto ieri sera che l’accesso al rifinanziamento della Bce usando i bond «spazzatura» greci potrebbe essere di nuovo autorizzato «se le verranno rispettate le condizioni giuste».

Il presidente della Bundesbank non ha voluto entrare nel merito della questione se le nuove proposte greche si possano considerare le condizioni giuste per scongelare i finanziamenti: «non è qualcosa che si possa giudicare in modo certo». Ma dal falco tra i banchieri centrali, è giusto considerarlo qualcosa di più di uno barlume di speranza per la partita europea più rischiosa dell’anno.

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